Quando Arte e Sostenibilità si prendono per mano: due esempi di progetti innovativi

Le questioni relative alla sostenibilità risuonano oggi con una forza tutta nuova. Basti pensare alla mobilizzazione globale che Greta Thumberg è stata capace di catalizzare per quanto riguarda la sostenibilità ambientale. Alla lettera di Larry Fink CEO di Black Rock che, rispetto alla sostenibilità finanziaria, ha sancito che rischio climatico significa rischio d’investimento. Alle chiare indicazioni date dall’Agenda ONU 2030 rispetto alla sostenibilità sociale, specie negli obiettivi a garanzia di qualità della vita in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni primari.

Nel mondo fluido che viviamo, lo sforzo in direzione della sostenibilità non è richiesto solo a governi e organismi internazionali ma anche alle aziende. Infatti, il valore della responsabilità sociale e l’adesione ad un codice etico sono diventati pilastri fondanti delle società e di grandi gruppi multinazionali. La sostenibilità, nelle sue tre declinazioni ambientale, sociale e finanziaria, è indubbiamente il paradigma della crescita del business nel futuro.

A livello aziendale, l’attività di Corporate Social Responsibility e la sua comunicazione rivestono ormai un’importanza fondamentale per la costruzione e il mantenimento della brand reputation. Infatti, non solo i consumatori, ma tutti gli stakeholders, si aspettano di vedere concretizzati attraverso iniziative, eventi e progetti i valori che ogni azienda sceglie di seguire.

I bilanci di sostenibilità divengono così necessari per la comunicazione all’esterno dell’attività di CSR svolta da enti profit e no-profit. Nascono sui siti dei brand sezioni dedicate alle tematiche sostenibili e i social mostrano day by day l’attività svolta, contribuendo a mantenere alta la web reputation sul tema.

Le iniziative di filantropia che concretizzano il concetto di sostenibilità devono però essere ripensate. Non solo, possono esse stesse trasformarsi in strumenti finanziari volti a garantire la sostenibilità di realtà imprenditoriali.

Oggi infatti le interminabili cene di gala sono tecniche superate per promuovere progetti a sfondo sociale. Lo sa bene Pèri Cochin, ideatrice di un progetto unico nel suo genere: 1 Picasso per 100 euro. Un’iniziativa in cui arte e sostenibilità sociale si prendono per mano e che si rinnova quest’anno dopo il successo della prima edizione del 2019.

L’obiettivo? Costruire infrastrutture per 20 milioni in alcune scuole del Camerun, del Madagascar e del Marocco e rendere così più semplice l’accesso all’acqua per almeno 200 mila abitanti dell’Africa. Come? Mettendo in palio un quadro di Picasso che vale 1 milione di euro con biglietti da 100 euro l’uno.

Un ottimo esempio di come le imprese e le società no profit, in questo caso CARE Ong, possono diventare promotrici di progetti a sfondo benefico in modo fresco e attuale.

Ma l’arte può addirittura trasformarsi in dotazione finanziaria. È questo il caso della collezione d’arte della Fondazione San Patrignano, ispirata al modello anglosassone degli “endowement”.

Frutto unicamente di donazioni volontarie da parte di artisti, collezionisti e galleristi, essa può garantire alla Comunità di San Patrignano uno strumento per affrontare in modo indipendente e sostenibile investimenti di natura straordinaria. In questo modo, si assicura per il futuro lo sviluppo delle attività e delle strutture della comunità che accompagna ragazze e ragazzi nel difficile percorso di recupero dalle dipendenze.

La collezione, però, riveste anche una valenza territoriale di rilievo. Infatti, trova casa nel neonato museo PART, nel cuore della città di Rimini, a coronamento di un intervento di riqualificazione presentato in anteprima a Milano in Triennale lo scorso 7 febbraio.

Due esempi concreti di come arte e sostenibilità possano generare risultati importanti a sostegno di comunità territoriali vicine e lontane.

categorie: opinioni e attualità

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