Le fake-news e la ribalta delle redazioni

 

I numeri sono chiari. Secondo un rapporto dell’AgCom, la gente non si è mai informata così assiduamente. Più dell’80% della popolazione italiana si informa tutti i giorni regolarmente. Cambiano le piattaforme (cresce l’online), si tratta di un’informazione più cross-mediale, con un mix sensibilmente diverso rispetto a circa un decennio fa. Tuttavia, i media continuano a rappresentare la fonte primaria a cui i cittadini si rivolgono per rimanere aggiornati sui numerosi argomenti di politica, attualità, economia o sport.

Chi si occupa di comunicazione d’impresa, sia essa comunicazione istituzionale, comunicazione finanziaria, crisis management o comunicazione di prodotto, non può partire che da questa riflessione per lavorare in maniera sempre più efficace.

In questo contesto, il valore delle redazioni e l’importanza del giornalismo sono tornate a essere un elemento cruciale, dopo le cassandre che profetizzavano irrealisticamente (in piena era new-economy) l’imminente morte dei media. I media sono vivi e vegeti. Il merito è proprio delle fake-news. Il proliferare incontrollato, attraverso i Social Network, di notizie false, che si diffondono grazie al “potere” di influencing di un determinato utente – sempre meno frutto di autorevolezza e sempre più legato alla dimensione dell’audience – ha riportato la gente verso porti più sicuri, verso luoghi dove si è certi di leggere qualcosa che trova riscontro nella realtà. I media, appunto. Le redazioni si prendono la responsabilità di quello che scrivono. Ci mettono la faccia, in un certo senso.  

Così, in generale, il mezzo Social perde fiducia presso gli utenti, a vantaggio delle redazioni. Una tendenza dimostrata dai risultati del Digital News Report (2018) pubblicato da Reuters in collaborazione con l’Università di Oxford. Solo il 23% degli utenti si fida delle notizie sui Social, rispetto al 44% della fiducia nelle notizie in genere, con più della metà degli intervistati (54%) che afferma di essere preoccupata che le notizie su Internet siano reali o “false”.

Il direttore di una testata è responsabile dei contenuti, così come l’editore. Sembra un concetto banale, ma è tutt’altro. Le redazioni si stanno posizionando come vero e proprio “antidoto” alle notizie false. Perché, come insegna uno dei principi base del giornalismo, le notizie vanno sempre verificate. La condivisione, nell’era digitale, non è più sinonimo di informazione.


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