WIRED LEGAL: l’uomo fra tecnologia e diritto

 

Come evolvono le normative, o come si dovrebbero evolvere in relazione alla digital transformation?

La risposta a questa domanda non è semplice: per affrontarla sono necessarie riflessioni tecniche e politiche, filosofiche e sociali. Wired Italia, testata che da sempre ha privilegiato un approccio ragionato all’impatto che la digital disruption produce sul contesto economico sociale in cui viviamo, propone un focus specifico sul tema: Wired Legal, una giornata di confronto e dibattito fra i professionisti del settore legale.

Che il digitale cambi le regole, è indubbio. Stiamo in questo momento assistendo ad un cambiamento “a due velocità”: il primo, rapidissimo, avviene nei laboratori scientifici e informatici, dove evolvono le nuove tecnologie che vengono poi immesse nella quotidianità umana, modificandone le abitudini. Il secondo, più lento, è la conseguente innovazione del diritto in quanto strumento di disciplina del mondo fenomenico.

Siamo abituati a pensare che bisogna conoscere le regole del gioco prima di sedersi al tavolo, infatti, se è vero che funzione delle regole è quello di disciplinare il “gioco”, a nuove variabili fenomeniche dovrebbero corrispondere nuove regole da seguire, che definiscano le novità e le collochino in maniera organica all’interno del sistema giuridico preesistente.

In realtà quasi sempre le regole intervengono una volta che determinati comportamenti si sono già cristallizzati, per dar loro veste di regola, avallandoli o modificandoli in funzione degli effetti che ne derivano sull’andamento del gioco.

Ci troviamo ora in un momento storico particolare in cui, complici molteplici fattori, la regolamentazione attraverso norme è in notevole scarto rispetto all’evoluzione dei nuovi schemi da disciplinare. L’inesauribile fecondità del caso unita alla velocità del progresso tecnologico inevitabilmente genera vuoti normativi, spesso tanto più pronunciati quanto più è rapida l’evoluzione della materia che si propone di regolamentare. Senza considerare le difficoltà derivanti dall’armonizzazione delle normative, nazionali ed europee. Basti pensare che, praticamente all’indomani dell’entrata in vigore del GDPR, ci si chiede già se il consenso risulti essere ancora uno strumento adeguato e al passo con i tempi per la tutela della propria sfera personale.

Se, d’un canto, il principio di certezza del diritto imporrebbe la messa a punto di un sistema di regole chiaro che permetta al cittadino di sapere e comprendere esattamente come comportarsi e le conseguenze dei propri comportamenti, a spronare l’evoluzione è stato finora principalmente il principio di effettività della tutela. Poiché è il tribunale il luogo d’incontro fra la portata generale e astratta delle regole e le specificità dei casi concreti, è stato spesso il giudice a dettare le regole, trovandosi a disciplinare situazioni concrete attraverso lo strumento dell’interpretazione. Un esempio emblematico è il diritto di accesso alla rete, identificato in assenza di qualsivoglia espresso riconoscimento costituzionale: nel 2012 veniva infatti riconosciuto un danno esistenziale da digital divide provocato dalla violazione del diritto di accesso nel mancato funzionamento del servizio internet per un tempo prolungato (G. Pace, Trieste 30 luglio 2012 n. 587).

Mai più di questo momento, dunque, è utile il dibattito fra gli operatori del diritto, fra i professionisti, che hanno indubbiamente una funzione inventiva, trovandosi ogni giorno confrontati a situazioni a cui trovare soluzioni giuridiche. La forma mentis tecnologica ci ha abituati all’upgrade, all’aggiornamento, che sia dell’hardware o del software, ma il diritto, quale espressione del ragionare, del prevedere e dell’organizzare umano, evolve, non si aggiorna. Riflettere e discutere di sicurezza, privacy e diritti nell’era tecnologica, di come intelligenza artificiale e machine learning impattino sulla protezione dei diritti della persona, di come i nuovi strumenti tecnologici impattino anche sulla professione stessa, significa, in ultima analisi, porsi un interrogativo filosofico. La CNIL, Commission nationale de l’informatique et des libertés, l’autorità francese per la protezione dei dati ha pubblicato a dicembre 2017 un rapporto sulle questioni etiche legate agli algoritmi e all’intelligenza artificiale, titolandolo emblematicamente: Come permettere all’uomo di mantenere il polso della situazione?


L’evento Wired Legal, organizzato con la collaborazione di Barabino & Partners, si terrà a Milano il prossimo 29 ottobre, nella splendida cornice di Terrazza Martini. Per scoprire chi saranno i relatori e quali temi saranno affrontati, consulta il programma.


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