Finanza e diritto...a parole

Offesa e difesa: questione di PROPORZIONALITÀ

 

Prima ora, Paolo è molto preoccupato perché la maestra di matematica, non particolarmente amabile, oggi interroga sulla nuova lezione. Entra in classe, appello rapido, chiama: “Emma! Alla lavagna” (Paolo tira un sospiro di sollievo).

Emma, rassegnata, si avvicina alla cattedra. La maestra chiede: “Dunque Emma, qual è la definizione di proporzione?”. Emma, che se l’aspettava, pronta risponde: “la proporzione è l’uguaglianza fra due rapporti”. “Giusto, brava”, sorride la maestra. “Però, secondo te, questo che cosa significa?”.

Paolo dal suo terzo banco, comincia a lambiccarsi il cervello perché sa già che la domanda non è rivolta solo ad Emma. Pensa: che cosa vuol dire proporzione? Cerca spiegazioni fra i numeri quando ad un tratto sente chiara la voce di sua mamma che, quella domenica mattina in cui aveva rovesciato sul pavimento il bricco del latte e papà con sguardo severo l’aveva spedito in castigo nella sua stanza, sbotta: “La tua reazione, però, è stata completamente sproporzionata, Enrico”. Ma allora…ho capito! E Paolo alza di scatto la mano, convinto di avere la risposta giusta. “Sì, Paolo? Non dovrai già andare in bagno, vero?”. In effetti questa del bagno è una delle strategie che adotta spesso, ma questa volta Paolo, sicuro, esclama: “Io lo so che cosa significa l’uguaglianza fra due rapporti! Significa che anche se le cose sembrano diverse, in realtà sono uguali”.

La maestra rimane un po’ perplessa, Paolo prosegue: “Per esempio: io vengo mandato nella mia stanza solo quando rispondo male a mamma o a papà. Se avessi risposto male a zia Matilde e mi avessero mandato in stanza, sarebbe stato un po’ la stessa cosa perché in fondo il punto è che non devo rispondere male. Invece, papà l’altra domenica mi ha mandato in stanza perché avevo rovesciato il latte sul pavimento che non è uguale per niente al rispondere male. Infatti, la mamma, gli ha detto che è stato sproporzionato. Quindi ecco, per me, uguaglianza fra due rapporti significa questo: che se anche le cose sembrano diverse, in realtà sono uguali”.

L’intuizione di Paolo, certamente semplicistica ma figlia dell’ingenuità dell’infanzia, può esserci utile se applicata ad un’altra storia, anzi due.

È una sera piovosa, Gerardo è già a letto alle 10 ché si sente addosso l’influenza. Legge svogliatamente uno dei romanzi rosa che la moglie ha lasciato sul comò e, d’improvviso, sente dei rumori giù dabbasso. Quatto quatto apre il cassetto del comò, afferra la rivoltella e scende le scale, nascosto dalla ringhiera. Arrivato giù, imbocca il lungo corridoio, accende la luce, prosegue a passo svelto verso il salotto in fondo ma all’improvviso, proprio dal salotto spunta un uomo che gli viene incontro, anch’egli con l’arma tesa. Gerardo urla: “Va’ via, o sparo!”, l’uomo però imperterrito avanza verso di lui tenendolo sotto tiro. Non c’è più tempo, né più spazio, Gerardo spara.

Questa era una, ora la seconda.

È ancora una sera piovosa, Marco è in soggiorno e guarda la TV sonnecchiando. Anche lui sente dei rumori sospetti, ma non fa in tempo ad alzarsi dalla poltrona che due loschi individui lo afferrano da dietro e lo trascinano spalle alla libreria: uno lo tiene fermo, l’altro riempie borse e sacchi con i soprammobili e l’argenteria buona nella credenza. Fortuna (o sfortuna) vuole che Marco abbia alle spalle, sullo scaffale della libreria, il coltello con il manico intarsiato che suo zio gli regalò al rientro da un viaggio in Cina. In un lampo, lo afferra e lo conficca a caso nel corpo di quello che lo teneva fermo. Alle urla accorre l’altro e Marco gli si avventa contro, ferendolo alla coscia. Il malvivente non ci pensa due volte, gli rifila un gran calcio nello stomaco e ne approfitta per scappare con solo un borsone di refurtiva e lasciando il suo compagno a terra.

Dice l’articolo 52 del codice penale: non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa.

Dice Paolo che proporzione è quando anche se le cose sembrano diverse, in realtà sono uguali.

Nella vicenda del furto in casa di Gerardo, è proprio come dice Paolo: le cose sembrano diverse ma non lo sono. Difesa e offesa infatti sono entrambe rivolte alla vita, o quella di Gerardo o quella del ladro. 

E quando le cose sembrano uguali ma sono diverse?  Permettere a Marco di difendere la sua argenteria offendendo la vita è come ammettere che il papà di Paolo è stato equilibrato a chiudere il figlio in stanza per aver versato il latte a terra.

Risuona nel nostro mondo la proporzione, scoprirà Paolo, crescendo. Può fare la differenza fra la vita e la morte nella messa a punto di un farmaco; per il Vasari, rappresentava la chiave per la bellezza; per noi cittadini italiani, rappresenta ancora e sempre la garanzia contro l’eccesso di potere.


Questo era il 13° appuntamento con la nostra rubrica su MAG di  Legalcommunity.it. Molto ancora ci sarebbe da dire, ma se questa  semplificazione saprà generare confronto e dialogo, potremo dire di aver  contribuito, a nostro modo, a comunicare un fondamentale principio del  nostro stato di diritto. 


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