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Food e digitale: se il lockdown fosse arrivato 5 anni fa?

Il mondo del food è stato uno dei più colpiti dall’arrivo del Covid-19 in Italia e dalle regole di distanziamento sociale che ne sono conseguite. A fornire una quantificazione dei danni provocati dalla pandemia sul settore alimentare ci ha pensato ISMEA, che ha calcolato una perdita aggregata di 24 miliardi di euro, risultato di due effetti contrastanti: il calo di 34 miliardi rilevato dal canale Horeca, e i guadagni aggiuntivi di 10 miliardi registrati dalla GDO. Eppure, è innegabile che i servizi di consegna di cibo e la possibilità di fare la spesa online abbiano contenuto i danni, i primi dal lato della ristorazione, la seconda nel settore della GDO. Ed è proprio questa considerazione a far sorgere una domanda: cosa sarebbe accaduto, se la pandemia fosse arrivata solo cinque anni fa?

 

Uno sguardo al passato

Sarebbe stato possibile, nel 2015, per food delivery e e-grocery fornire lo stesso sostegno dato durante il recente lockdown? Difficile, in entrambi i casi. Agli occhi di un ristoratore italiano, ad esempio, la situazione all’arrivo della pandemia sarebbe stata molto differente. A febbraio 2015, lo sviluppo del food delivery come lo conosciamo noi, ovvero di natura digitale, in Italia era ancora alla sua fase embrionale. Né Glovo, né Deliveroo, né Uber Eats erano ancora arrivati nel nostro paese, e solo il 2% degli italiani aveva l’abitudine di ordinare cibo pronto online. Il mercato del food delivery al tempo era rappresentato quasi esclusivamente da Just Eat, affiliato però solo a 2000 ristoranti (contro i 13.500 di oggi). La conclusione è una: nel 2015, a serrande forzatamente abbassate, i ristoranti avrebbero dovuto riorganizzarsi integralmente in pochissimo tempo. Missione estremamente difficile, soprattutto contando l’ipotetica pandemia in atto.

E il boom dell’e-grocery? Sarebbe stato immaginabile 5 anni fa? No, anzi: non sarebbe stato nemmeno attuabile. Nel 2015, i primi servizi che permettevano di ordinare su internet la spesa a domicilio erano appena stati attivati. Uno studio, pubblicato dall’Osservatorio Digital Innovation del PoliMi, ha calcolato che nel 2015 gli acquisti online del settore GDO formavano appena lo 0,7% del fatturato totale, mentre la copertura territoriale non raggiungeva nemmeno il 30% del paese. Oggi una carenza simile avrebbe generato code molto più lunghe di quelle che si vedono tutt’ora davanti all’entrata dei supermercati, con un conseguente aumento dei disagi e del malcontento. L’entità del panic buying, che nei periodi più intensi di quarantena secondo BVA-Doxa ha portato il 72% degli italiani a trovarsi davanti a situazioni di out of stock, sarebbe stata con tutta probabilità maggiore. E riorganizzarsi, a differenza di quanto sarebbe potuto accadere per i ristoranti, per le catene della GDO sarebbe stato totalmente impossibile.

 

La realtà del presente

Per farsi un’idea di ciò che hanno rappresentato in questi tempi delivery e e-commerce rispettivamente per ristorazione e GDO, basta dare un’occhiata ai numeri. Dal punto di vista dei ristoranti, tra febbraio e maggio il food delivery ha rappresentato l’unica vera fonte di sostentamento. Non è una sorpresa che il mercato del cibo pronto consegnato a domicilio sia cresciuto del 19% durante il lockdown, per un guadagno assoluto di 706 milioni di euro. Chi era già affiliato a circuiti affermati come Glovo, Deliveroo e Just Eat si è trovato più preparato ad affrontare la crisi, mentre secondo Ristoratore Top il 15% dei ristoranti che non avevano ancora aderito a questo tipo di servizi è corso ai (parziali) ripari. L’epilogo? Mentre l’80% dei ristoratori italiani ha lamentato perdite dal 40% all’80%, il 10% non ha subito cali, mentre un altro 10% è riuscito ad aumentare i guadagni. Associarsi ai moderni circuiti di food delivery, d’altra parte, non è né difficile né impegnativo.

 

 

Se il settore del food delivery ha registrato un aumento durante la quarantena, il mondo della spesa online è letteralmente esploso. Chiusi in casa per via delle norme anti-covid, l’89% in più degli italiani ha ordinato la spesa a casa, con un guadagno aggiuntivo per il comparto di 875 milioni di euro (dati ISMEA). Seppure nel mese d’aprile la tendenza si sia indebolita, a febbraio e marzo la GDO ha registrato un boom di vendite, in alcune settimane superiori addirittura a quelle del periodo natalizio. E a tutto questo, l’esplosione della spesa in veste e-commerce ha certamente contribuito.

 

Le ipotesi sul futuro

E se il coronavirus fosse arrivato nel 2025? I dati sul food delivery, in crescita costante da tempo, suggeriscono che il settore della ristorazione sarebbe stato più preparato ad affrontare un’emergenza di questo tipo tra cinque anni. Stesso discorso si può fare per la GDO, in cui i servizi di spesa online hanno raggiunto il 100% di copertura territoriale proprio quest’anno. É probabile che da qui a metà decennio un maggior numero di clienti della Grande Distribuzione si sarà abituato ad acquistare online, così come è probabile che le catene di supermercati saranno meglio organizzate a livello logistico.

 

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categorie: food & beverage , opinioni e attualità