Finanza e diritto...a parole

VOLATILITÀ: chi ha paura del buio?

 

La paura è forse il più primordiale sentimento umano, guida le nostre scelte molto più spesso di quanto non ci piaccia ammettere. Posso dire, e credo sarete d’accordo, che la paura è qualcosa che evolve con l’età. Quando si è bambini è il mostro nell’armadio o sotto il letto, il cattivo di un film o un certo punto della casa a spaventarci. Molto più spesso, la paura del buio. Ricordo la sgradevole sensazione di dover attraversare il lungo corridoio di casa mia senza la luce accesa, non che fossi paurosa, ma il fatto di non vedere, e quindi di non sapere, lasciava spazio alla mia fantasia di popolare il nero con quanto di più inquietante riuscisse a partorire.

Crescendo, alcune paure si superano, altre rimangono, ne nascono di nuove, solitamente legate ad eventi specifici (a me, per esempio, gli scarafaggi prima di Man In Black lasciavano del tutto indifferente). Eppure, gli adulti sono ancora ossessionati dalla paura del buio. O meglio, è raro sentire un adulto affermare “io ho paura del buio”, ma la paura di impegnarsi in una relazione, di cambiare città o lavoro, di innovare, sono leitmotiv frequenti in quegli aperitivi di soccorso che chiedono gli amici.

Che cos’è il buio se non l’incertezza? È l’incertezza che ci spaventa, da bambini personificata nell’oscurità della stanzetta, da grandi in una miriade di domande a cui non riusciamo a dare risposta, ma che tendenzialmente hanno tutte a che fare con il futuro e con il fare delle scelte.

Nel mondo degli agenti economici che fanno scelte razionali, così come la fiducia è stata tradotta in valore misurabile, anche la paura è stata ricondotta a schema, racchiudendola nel concetto di volatilità, cioè la caratteristica di determinate variabili economiche di presentare repentine e ampie fluttuazioni tali da risultare imprevedibili. Già emblematica la scelta del termine, mutuato dall’universo della fisica, che definisce il passaggio di stato grazie al quale la materia da solida diventa aeriforme.

La volatilità misura l’intensità delle variazioni che un titolo subisce in un dato periodo di tempo. Misura la paura perché rende quantificabile l’intensità dell’oscillazione del titolo, calcolandola in percentuale come la distanza usuale del prezzo di un titolo dal suo valore medio. Volatilità elevata significherà variazioni di prezzo più marcate, mentre bassa volatilità un andamento di prezzo più lineare. Di solito aumenta nelle fasi di ribasso, perché l’incertezza favorisce l’accettazione di maggiori scostamenti dei prezzi in acquisto e in vendita da parte degli investitori. Si distingue fra volatilità storica, che consente di misurare la variabilità del prezzo in relazione all’andamento passato, e volatilità implicita che misura invece l’aspettativa futura dei movimenti di prezzo.

La volatilità implicita è uno dei fattori determinanti nel pricing di uno strumento derivato in particolare: le opzioni. Le opzioni sono infatti dei contratti finanziari che danno il diritto all’acquirente dietro il pagamento di un prezzo (premio), di esercitare o meno la facoltà di acquistare (call) o vendere (put) una data quantità di una determinata attività finanziaria, chiamata sottostante, a una determinata data di scadenza o entro tale data e a un determinato prezzo. Più alta è la volatilità implicita e più alto sarà il premio dell’opzione, in quanto più grandi saranno le possibilità di guadagno.

Volatilità implicita e opzioni danno vita a quello che la finanza definisce l’indice della paura: il VIX. Creato dal CBOE (Chicago Board of Options Exchange) nel 1993, stima la volatilità implicita delle opzioni sullo S&P 500, offrendo una previsione della variabilità del mercato azionario nei successivi 30 giorni. Misura la paura proprio perché quantifica l’aspettativa futura della volatilità dell’indice S&P 500, cioè del principale benchmark azionario relativo ai titoli quotati a Wall Street nonché il sottostante per un ampissimo ventaglio di prodotti derivati. La riflessione più “paurosa” è che la volatilità implicita è pura probabilità, non è che una stima sui prezzi futuri. Sono gli investitori che, prendendo in considerazione il valore e operando delle scelte di conseguenza, lo rendono reale nel presente. In effetti, se da bambina mi fossi rifiutata di percorrere quel corridoio buio, l’uomo nero si sarebbe concretizzato nel fatto stesso di aver preso una decisione subordinata alla sua esistenza.

“L’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa”, disse Roosvelt, e lui di incertezza e crisi ne sapeva tanto.


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