Finanza e Diritto...a parole

Uguaglianza formale o sostanziale?

 

È una fredda giornata di sole. Mario e Gisella, marito e moglie, passeggiano sul lungolago. “Sai caro, ci stiamo facendo vecchietti e dovremmo decidere come sistemare le cose per quando non ci saremo più”. Mario sorride: “Ma Gisella, abbiamo appena sessantacinque anni, mi pare prematuro!”. “Tu scherzi”, sospira la donna, “sarà anche vero che le aspettative di vita aumentano ma fra incidenti e malattie, il mese prossimo potremmo non esserci più. E i ragazzi? Bisogna sistemare le cose, non si sa mai…”. “Non capisco perché ti preoccupi tanto: ne abbiamo tre di figli, no? Sono tutti uguali? Allora si fa 1/3, 1/3 e 1/3. È tanto semplice”, sentenzia Mario. “Eh no, vedi che non è mica così semplice. Io ci ho pensato”, sospira Gisella stringendogli il braccio, “Carolina ha già un buon posto, ieri a tavola era tutta contenta che le parlavano già di promozione; Michela continua con questo benedetto servizio civile…d’altra parte è così contenta di rendersi utile a quei bimbi che non voglio essere io a dissuaderla; Giovanni, bontà sua, fa sembrare una laurea in scienze motorie più difficile di una missione su Marte, senza contare tutte le volte in cui era lì lì per mollare…e poi come si guadagna da vivere, facendo tutorial su Youtube?” “Beh, cara, guarda che i tutorial non sono mica da buttar via, oggigiorno, eh” replica Mario. “Smettila! Sto facendo un discorso serio io” lo interrompe Gisella.

Eh sì, è proprio un discorso serio. E ha proprio ragione la nostra Gisella che le cose non sono così semplici. Carolina, con un buon lavoro e ottime prospettive di carriera, potrebbe fare a meno di qualcosa. Michela potrebbe invece averne davvero bisogno. Giovanni potrebbe farne un utilizzo scriteriato. In effetti, la preoccupazione di Gisella è assicurarsi che tutti i suoi figli vivano al meglio la propria vita, questo per lei, che ci ha riflettuto, potrebbe ben tradursi in una spartizione ineguale della ricchezza della famiglia. Potrebbe per esempio reputare una scelta più saggia, dati i tre appartamenti, di non cedere a Michele la proprietà di uno ma di dargli unicamente l’usufrutto, eliminando così il rischio che, da probabile Youtuber fallito, venda la casa e rimanga senza un tetto sopra la testa. V’immaginate, all’apertura del testamento, un’iniquità del genere come verrebbe percepita dai figli?

Purtroppo, secoli di riflessione giuridica non hanno gran che risolto il dibattito sull’uguaglianza. Nella Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America (1776), il popolo americano afferma: We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal. Eppure, in un certo senso è molto più evidente, quale verità, che gli uomini non lo siano. Cosa peraltro confermata da un sondaggio del 2015 che rileva che il 20% dei cittadini a stelle e strisce giudica falsa questa posizione. È indubbio che le persone siano segnate da differenze, di capacità, abilità, creatività, virtù. Può essere più utile, allora, inserire un termine di relazione? Lo fa la nostra Costituzione all’art. 3 primo comma: tutti i cittadini […] sono eguali di fronte alla legge. Eppure, ancora prima di arrivare al “di fronte alla legge”, la prima discriminazione è già insita nel testo del disposto normativo: tutti i cittadini. E gli altri? Sul nostro territorio non è che vivano e lavorino solo cittadini italiani. La giurisprudenza è scesa in campo, affermando che «se è vero che l’art. 3 si riferisce espressamente ai soli cittadini, è anche certo che il principio di eguaglianza vale pure per lo straniero quando trattasi di rispettare quei diritti fondamentali», cioè quei «diritti inviolabili dell’uomo, garantiti allo straniero anche in conformità dell’ordinamento internazionale» (così Corte cost. sent. 19-26 giugno 1969, n. 104). Due considerazioni prima di proseguire: la prima a riprova della fondamentale funzione interpretativa e creatrice di diritto del giudice; la seconda a sottolineare che, nel dibattito sul tema, si tende a sostituire “persone” a “cittadini” senza considerare che se è vero che tutti i cittadini sono persone non è altrettanto vero il contrario. Allo stesso tempo, però, se la l’uguaglianza americana è senz’altro più suscettibile di essere considerata falsa, la più modesta uguaglianza formale italiana (già ontologicamente ineguale), avrebbe più possibilità di essere perseguita e condivisa.

Quindi, uomini o cittadini? La Francia nel 1789 propose una soluzione con la Déclaration des Droits de l’Homme et du Citoyen dove si afferma, all’art. 3, che gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti. Non si fa qui riferimento ai cittadini e allo stesso tempo si contestualizza la posizione americana assoluta nella sfera di diritti. La Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino è ancora viva parte di quello che i francesi chiamano il “blocco costituzionale”, applicato e applicabile nella quotidianità del giuridica.

Torniamo alla nostra coppia che passeggia sul lungolago. La regola dell’un terzo che propone il buon Mario trova la sua astrazione nel principio di eguaglianza formale di fronte all’eredità. In quanto fratelli, tutti e tre hanno diritto ad una parte uguale. La riflessione di Gisella, cuore di mamma, è spinta dalla volontà di riuscire a garantire un’uguaglianza di fatto di fronte al testamento. Il che ci riporta ad un tema di uguaglianza in concreto che ha nel tempo e nello spazio generato una moltitudine di teorie e congetture, riconducibili al concetto di uguaglianza sostanziale. Ma di questo parleremo ancora un’altra volta, vi anticipo solo che la discussione fra marito e moglie non sarà tanto semplice da risolvere.


Dalla nostra rubrica “Finanza e Diritto…a parole” su Mag di Legalcommunity.


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