Finanza e diritto...a parole

Storia della Mano

Chi oggi raccontiamo, per la rubrica “Finanza e Diritto…a parole su MAG di Legalcommunity, sembra lontano da finanza e diritto.

Si tratta di un personaggio al momento piuttosto bistrattato. Fino a ieri in bella mostra, da secoli adornato nei modi più preziosi, oggi si nasconde, fa qualche furtiva entrata in scena ma sempre seguita da debiti accorgimenti disinfettanti. Una caduta importante non solo di stile, ma di status, mi ha fatto presente. Comprensibile, certo, anzi inevitabile vista l’emergenza che stiamo vivendo. Come spesso succede, però, se la ragione può condurre a condividere una determinata visione, ciò non significa che emozioni e sentimenti siano altrettanto consequenziali. Questo è per l’appunto il caso del nostro ospite e in tutta onestà, nonostante trovi le sue lamentele piuttosto fuori luogo, non posso fare altro che trovarmi d’accordo con lui: passare dalle stelle alle stalle nel giro di pochi giorni, anche comprendendo le ragioni della “discesa”, di certo non è piacevole per nessuno.

 

Una delle sue più celebri raffigurazioni è senz’altro quella di Michelangelo che, sulla volta della Cappella Sistina, la celebra come punto di contatto fra l’uomo e Dio, il veicolo della scintilla della vita. Adesso, si lamenta, mi dipingono veicolo di meno lieti eventi.

 

Non solo. Prima ancora di affermarsi quale richiestissimo soggetto delle arti figurative, ha ricoperto un fondamentale ruolo nel diritto dei nostri padri. Nel tempo ha significato potere e giustizia, unico mezzo che l’uomo ha da sempre avuto a disposizione per creare, per distruggere, per trasformare. Signore e signori, a voi la Mano.

 

“Sarete sorpresi, eh, della bella introduzione con cui mi presentano. Eppure, signore e signori, mai come in questo momento ho sentito il bisogno di raccontarmi. Perché, mi chiederete. Ebbene, perché le parole hanno il grande potere di trasformare la realtà costruendone la memoria. In questo per me difficile momento, vorrei quindi ricordare di quando sono stata parte fondante di un sistema giuridico ed equilibrio nascosto di una teoria economica. Entrambe alla base del vostro mondo. Permettete allora che sia dato spazio anche a questa mia voce, forse un po’ nostalgica della perduta grandezza ma sempre al servizio della vostra intraprendenza, nella speranza che domani come ieri potremo ancora fare insieme grandi cose.

 

Dunque, per prima cosa il diritto. Sono stata protagonista nel diritto romano grazie a vari istituti giuridici. Proprio perché è grazie a me che l’uomo prende e trattiene, ha scelto di chiamare come me (manus e mancipium) l’originario rapporto giuridico assoluto di contenuto amplissimo che il pater familias esercitava su cose e persone. Di più posso dirvi sulla mancipatio. Prima cosa da considerare: a quei tempi non c’erano contratti ma negozi giuridici, una categoria simile ma non uguale che, detto fra noi, sarebbe forse più adatta a recepire le innovazioni cui ho assistito negli ultimi 10 anni di digitalizzazione. La mancipatio è per l’appunto un negozio tipico e solenne, in grado di trasferire la proprietà da un soggetto all’altro. Non di qualsiasi soggetto, a quel tempo solo i cittadini romani potevano porre in essere questo negozio. Io giocavo un ruolo di tutto rispetto perché, sapete, il diritto a quei tempi dava valore performativo al gesto e alla parola. Che vuol dire performativo? Beh significa che nella mancipatio erano previsti dei gesti da fare e delle parole da dire (non le descrivo qui, leggete le Istituzioni di Gaio per approfondimenti) che erano essi stessi la forza giuridica del negozio. Capirete bene quanto di rilevo fosse la mia posizione posto che è dai contratti di compravendita che nasce e si espande il commercio. Tanto più lusinghiero fu il momento in cui sono diventata criterio di suddivisione. Fu lungamente in uso infatti la distinzione fra res mancipi e nec mancipi, cioè i beni che, per essere comprati e venduti, non avevano bisogno di mancipatio.

 

Certo, ormai sono ricordi di un tempo che fu. Però io c’ero e l’ho vissuto, il delicato equilibrio fra trattenere e lasciare andare che oggi, in certi casi, è del tutto delegato alla tecnologia, come nel robo-trading. Ed è curioso che quando si parla di equilibrio, io ci sono, anche se invisibile. Sono io che ormai da secoli coniugo bisogni collettivi e individuali, facendo in modo che voi, pur pensando di perseguire i vostri interessi, in realtà portiate beneficio alla società nel suo insieme. Già, la mano invisibile, quella che governa il mercato e la concorrenza, che fa del libero scambio la via per il raggiungimento del benessere collettivo. Mi direte che la mia mano non sempre è giusta, ma sapete, il fatto di essere invisibile mi solleva dal trovare una risposta. Che poi, vi sembra giusto quello che sto passando io adesso? Da oltre un mese mi è precluso sperimentare sensazioni nuove, mi è precluso incontrare miei simili. Era il 1972 ed ero in copertina di un disco bello. Si chiamava Il mio canto libero. Ecco, sto aspettando che qualcuno mi scritturi ancora per qualcosa di simile”.

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