Finanza e diritto...a parole

A proposito di sanzioni e regole del gioco

 

Le regole che oggi, in un mondo in rapida evoluzione, vengono d’un canto invocate e dall’altro stigmatizzate, vengono utilizzate per indirizzare il comportamento delle persone. Ma è sempre così scontato prevedere l’effetto che una regola avrà una volta immessa nel sistema?  

Torniamo per un attimo ai pomeriggi d’estate trascorsi con gli amici a giocare a briscola. Le regole di questo gioco di carte non sono complesse. Eppure, per vincere non è necessario solo sapere che il seme di briscola consente di vincere la mano, che asso e tre sono “carichi”, le carte che assicurano il punteggio più elevato. Per vincere, è necessario utilizzare le regole come punti fermi per costruire una strategia. In altri termini, la regola non è semplicemente un ordine o un divieto che il giocatore pedissequamente applica, ma è qualcosa che impone al giocatore di mettere a punto una strategia che, per raggiungere l’obiettivo (vincere!), tenga conto di un certo numero di fattori quali: il punteggio che ogni carta assicura, il fatto che giocare una carta appartenente al seme di briscola implica vincere la mano e quindi giocare per primo nella mano successiva.

Se, dunque, partiamo dal presupposto che le regole influenzano il comportamento degli individui nella misura in cui influiscono sui processi delle scelte comportamentali di ognuno, ne deriva che, come nella briscola, ognuno di noi elabora una strategia per raggiungere un obiettivo, e lo fa tenendo conto degli schemi di comportamento che le regole impongono o vietano. Questo comporta che le regole, nonostante in linea di principio sembrino funzionali all’obiettivo che il regolatore si è prefisso di raggiungere, non sempre funzionino.

Per esempio. I presidi delle scuole elementari della città si riuniscono per discutere di una situazione particolarmente fastidiosa: l’alto tasso di bimbi che aspettano i genitori in ritardo all’uscita da scuola. Questo per loro significa dover garantire la presenza di insegnanti e personale scolastico oltre il normale orario scolastico per custodire i bambini. Urge quindi trovare il modo per far sì che i genitori rispettino l’orario d’uscita. Voi, che soluzione proporreste? In linea teorica, il ritardo dei genitori corrisponde al mancato rispetto della regola che sancisce l’orario d’uscita, allo scoccare del quale i genitori sono tenuti a provvedere a che i bambini siano venuti a prendere. Infrazione implica sanzione, dunque la soluzione dovrebbe teoricamente essere prevedere una sorta di “multa” alle famiglie per il ritardo. Così indubbiamente i genitori, in virtù dell’effetto deterrente della sanzione economica, arriveranno puntuali.   

Non fa una piega, vero? E invece fa più pieghe di una gonna plissée. È successo ad Haifa, in Israele, dove, in ossequio al lineare ragionamento sopraesposto, la dirigenza scolastica decise di introdurre una sanzione monetaria di 10 NIS1 per bambino in caso di un ritardo superiore a 10 minuti. Ebbero però la presenza di spirito, per valutare gli effetti della misura, di applicarla solo in sei delle dieci scuole interessate, in modo che gli istituti esclusi svolgessero il ruolo di “campione di controllo” (control group). Ed effettivamente, il comportamento dei genitori cambiò, ma non come le scuole avevano previsto: si verificò un aumento consistente dei ritardi, quasi il doppio, e la rimozione della misura alla 17esima settimana non riportò i ritardi ai valori precedenti. Insomma: un disastro.  

Ma come, la multa non avrebbe dovuto spingere le famiglie ad una condotta conforme, dato che ogni sanzione dovrebbe ridurre il comportamento sanzionato? No: la sanzione non è altro che una nuova “regola del gioco” che si inserisce in un più ampio panorama e che influenzerà le scelte di comportamento dei giocatori, ma non automaticamente nella direzione che il regolatore immagina. Il caso di Haifa è stato illustrato nel 2000 da Uri Gneezy e Aldo Rustichini sul Journal of Legal Studies a sostegno dell’analisi economica del diritto. Infatti, se è vero che le regole influenzano le scelte comportamentali, la microeconomia in quanto teoria delle scelte, può fornire concetti e strumenti preziosi per valutare l’effetto delle regole sui destinatari, agenti economici razionali. Da questa prospettiva, per l’istituto scolastico i 10 NIS1 rappresentano una sanzione, per i genitori semplicemente il prezzo per poter lasciare più a lungo i propri figli a scuola, più conveniente del prezzo medio per una baby sitter. Quindi i genitori hanno reagito all’introduzione della regola scegliendo razionalmente l’alternativa con il prezzo inferiore nel mercato “del ritardo”.

Al netto delle riflessioni legate all’efficacia della sanzione, due considerazioni risultano fondamentali. La prima è che l’analisi economica del diritto rappresenta una prospettiva privilegiata di analisi del comportamento delle persone di fronte alla mutazione dell’ecosistema giuridico. Un approccio che ha contribuito enormemente alla razionalizzazione “economica” della riflessione giuridica, portando indubbi benefici. Ciononostante, come sottolinea Guido Calabresi, non si tratta che di una delle vetrate attraverso cui guardare alla cattedrale del diritto, non essendo essa sola sufficiente a confermare, criticare o modificare soluzioni normative. La seconda, vuole sottolineare gli effetti dell’intera operazione nelle scuole di Haifa: iniziata per contenere i ritardi, terminata con un aumento definitivo, considerando che, nonostante la successiva revoca della sanzione, i ritardi non sono tornati ai valori iniziali. Ciò a testimonianza che l’entusiasmo normativo, anche se poi sedato, lascia indelebile un sentiero che gli agenti economici razionali troveranno il modo di battere, se vantaggioso.


Questo era il 25° appuntamento con la nostra rubrica “Finanza e Diritto…a parole” su Mag di Legalcommunity.


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