Strategic Advice

Strategic Advice festeggia i suoi primi 10 anni

 

Location con vista su Palazzo Chigi e nuovo regolamento sull’attività di lobbying appena entrato in vigore alla Camera dei Deputati. Il luogo e il momento più adatti per festeggiare i primi 10 anni di Strategic Advice, società che in poco tempo si è affermata come una delle realtà principali in Italia nel mondo del public affairs e delle relazioni istituzionali.

Gabriele Cirieco, che ne è fondatore e Amministratore Delegato, ha scelto lo storico Palazzo Ferrajoli, nel cuore della Roma delle istituzioni, per organizzare nella serata del 15 marzo l’evento celebrativo della sua realtà imprenditoriale, che ha visto l’ampia partecipazione di rappresentanti – bipartisan – del Parlamento, del Governo, delle strutture tecniche dei Dicasteri, oltre che di aziende ed associazioni di categoria.

Un appuntamento al quale Barabino&Partners non poteva mancare, visto il rapporto di stretta collaborazione che da anni lega le due società con progetti comuni e sinergici, che rispondono perfettamente alle esigenze del mercato di rivolgersi agli esperti del settore per relazionarsi e dialogare con i propri stakeholder.

Oltre al tema del ‘registro dei lobbisti’, approfondito dall’On. Pisicchio, relatore del testo regolamentare, uno dei leit motiv della serata è stato Brexit ed i suoi effetti, attuali e futuri: Ivo Ilic Gabara, giurista e comunicatore, ha testimoniato in un faccia a faccia con l’inviata della Rai Eva Giovannini l’esperienza vissuta in presa diretta a Londra, mentre Luca Barabino ha analizzato, nel corso del suo intervento, gli impatti per le aziende e l’economia italiana.

 

“Un argomento che sta portando con se’ molte opinioni, ma poche certezze”, ha commentato Luca Barabino a proposito di Brexit, sottolineandone la forte valenza emotiva in quanto primo vero passaggio, dal 1950 ad oggi, di senso opposto al processo di integrazione europea, sebbene proveniente da un Paese che tradizionalmente si è sempre caratterizzato per numerosi elementi di distintività e di originalità rispetto al resto del continente. Non dimenticando comunque che, come insegnano anche le storiche esperienze dell’uscita della Groenlandia dall’allora CEE e del trasferimento della sovranità di Hong Kong dal Regno Unito alla Cina, i tempi con cui l’exit dello UK dalla UE diventerà compiutamente una realtà saranno probabilmente molto lunghi.

 

Sterlina più debole, minor riconoscibilità del ruolo di ‘capitale economico-finanziaria d’Europa’ (a beneficio di Milano?), difficoltà nel confermarsi hub per le grandi imprese e per i grandi eventi: per Londra questi rappresentano solo alcuni degli effetti che si sono fatti sentire nell’immediato o che impatteranno in futuro. Ma per l’Italia possiamo aspettarci qualche opportunità – ha concluso nel suo intervento Luca Barabino – perché il presumibile effetto “scarcity” indotto da Brexit su beni e servizi dell’Unione Europea porterà probabilmente ad orientare e rendere selettive le abitudini di consumo degli inglesi verso prodotti di maggior qualità, finendo così per favorire il nostro made in Italy: nel food, nel design, nell’arredamento, ma anche nella tecnologia e nella componentistica industriale.


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