Finanza e Diritto...a parole

ETF: i millennials della famiglia ETP

 

Exchange Traded Funds (ETF), sono i millennials della famiglia ETP. In America vedono la luce negli anni Novanta, in Italia vengono quotati nel 2002. Ma cosa sono, esattamente? Sono dei fondi “upgraded” in quanto le quote si comportano come le azioni: vengono scambiate su un mercato dedicato e a tutte le ore del giorno.

Immaginiamo che il signor Ricci voglia investire. Poco pratico di borsa e finanza, crede di poter comprare o azioni o obbligazioni e già si interroga su quale azienda abbia senso scegliere. E se potesse invece investire su più aziende contemporaneamente, minimizzando così i rischi e senza bisogno di dover acquistare n azioni di ognuna di esse per volta?

Con gli ETF questo è possibile. Due sono le caratteristiche principali di un ETF.

La prima è quella di riprodurre, replicare, come farebbe un ritrattista nella piazzetta di Montmartre. Gli ETF infatti hanno il solo obiettivo di replicare un indice di borsa, ne esistono per ogni tipo di asset class, per esempio azionario, obligazionario, monetario, di singole materie prime o panieri di materie prime. Questa caratteristica ha come conseguenza che la gestione degli ETF è, nella maggioranza dei casi, passiva: andando a replicare l’indice cui si riferiscono, non è necessario un board fisico di gestione.

Al signor Ricci farà piacere sapere che, nel tempo, un indice azionario in principio sovraperformerà rispetto alla performance media delle azioni, per questo Replicare un indice azionario è una strategia vantaggiosa. Ciò dipende dalle caratteristiche proprie di questo strumento. Un indice è costruito attraverso una media ponderata di ogni azione in base alla loro capitalizzazione. Quindi se avessimo un indice che raggruppa le prime 30 aziende che producono caramelle, Haribo avrà, all’interno dell’indice, un peso superiore rispetto a Pastiglie Leone. Nel tempo però, potrebbe succedere che le pastiglie Leone conquistino il mondo mentre Haribo vada in crisi. In questo caso, poiché l’indice è un sistema di forza relativa, le azioni di Haribo verrebbero prima sottopesate e poi rimosse, se più basse di una data soglia, mentre le azioni di Pastiglie Leone acquisterebbero più peso nella ponderazione. Inoltre, cosa fondamentale, se un’azione di una società originariamente non inclusa acquista valore, verrà automaticamente inserita nell’indice.

La seconda caratteristica è quella di differenziare i titoli presenti nel fondo. Il Signor Ricci, sottoscrivendo quote di ETF differenzia il suo investimento, entrando in possesso di quote di ogni singola realtà presente nell’indice. Come se invece che comprare separatamente origano, timo, sale, pepe e salvia, comprasse direttamente l’insaporitore per arrosti. Inoltre, poniamo che il barattolo di ogni spezia costi 1 euro mentre l’insaporitore 3 euro e 50, e il signor Ricci abbia solo 4 euro in tasca: comprare l’insaporitore gli consente di portare a casa tutte e 5 le spezie. Le quote ETF non potranno mai andare a zero o perdere eccessivamente valore proprio in virtù dell’eterogeneità dei titoli presenti al loro interno.

Il signor Ricci a questo punto è curioso: come nasce un ETF?

Consideriamo il mercato ETF come un mondo parallelo rispetto al mercato azionario principale. Un operatore abilitato per la creazione, ad esempio, di un ETF legato all’indice di andamento del mercato del mais, acquista sul mercato azioni delle società che sono parte di questo indice in maniera proporzionale alla loro peso all’interno dell’indice. Una volta chiuso il mercato azionario, l’operatore deposita le azioni presso un istituto finanziario che in cambio emette le quote dell’ETF, consegnandole all’operatore il quale potrà poi venderle agli investitori che entrano nel mondo parallelo. Da questo momento le quote di ETF vivono di vita propria e il loro valore sarà derivato dai movimenti di domanda e di offerta di questo mondo parallelo, che si chiama ETFplus ed è il mercato regolamentato telematico di Borsa Italiana unicamente dedicato alla negoziazione in tempo reale degli strumenti che replicano l’andamento di indici e di singole materie prime.

Perché il signor Ricci abbia un quadro più preciso, però, è necessario aggiungere che gli ETF presi ad esempio per spiegare il processo di creazione sono quelli semplici (replicano il prezzo del titolo o del paniere) e fisici (vengono materialmente acquistati i titoli corrispondenti), però su ETF plus vengono scambiati anche altre tipologie di ETF, in particolar modo gli ETF strutturati, fra i quali i più interessanti sono i cosiddetti smart-beta o fattoriali. Questa tipologia di ETF consente di fare una selezione intelligente nella scelta dei titoli, introducendo così una strategia di acquisto secondo la quale azioni con caratteristiche simili, a determinate condizioni di mercato, si comporteranno nello stesso modo. Gli ETF fattoriali più diffusi sono sei: Value, Minimum Volatility, Size, Momentum e Quality. Se, ad esempio, consideriamo il fattore Value, il principio è raggruppare titoli con valutazioni basse rispetto ai loro fondamentali ma che, sul lungo periodo, sovraperformano i titoli con valutazioni più elevate; per individuarli si considerano i parametri prezzo/valore contabile e prezzo/utili. Oggi la tendenza è quella di combinare questi fattori tra loro, dando così vita agli ETF multifattoriali che ancor di più permettono di mitigare i rischi e diversificare l’allocazione. Questi strumenti potrebbero rappresentare la via giusta per il signor Ricci visto che, da inizio anno, hanno già attirato un miliardo di euro.

 

Questo era l’ultimo appuntamento per il 2018 della rubrica “Finanza e Diritto…a parole” a cura di Barabino & Partners Legal su Mag di Legalcommunity. Da settembre, abbiamo raccontato in chiave semplice e accessibile alcuni dei concetti chiave dell’attualità economica: blockchain, non performing loans, spread, window dressing, bail in e bail out

Arrivederci a gennaio! 

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